Home Approfondimenti Culturali ANTONIO ANTIMI CONOSCIUTO COME “TONINO” SI RACCONTA

ANTONIO ANTIMI CONOSCIUTO COME “TONINO” SI RACCONTA

di snanis

Antonio Antimi, per tutti “Tonino” è un uomo di una grande sensibilità, per molti anni Istruttore di nuoto, con lui intere generazioni sono cresciute e di lui si ricordano con piacevolezza i ragazzi che ha allenato. Nel suo cuore porta sempre suo figlio Aroldo Antimi, scomparso 10 anni in un incidente stradale. Nell’intervista Tonino parla con il cuore e delle sue passioni, il nuoto ed il mare, del suo rapporto con i ragazzi disabili. Un uomo composito ed educato.

Come nasce la sua passione per il nuoto?

Iniziai a nuotare nel 1961/1962, subito dopo che venne aperta la piscina comunale di Villa Torlonia. Nel 1960 con le Olimpiadi si allenavano squadre Italiane, Americane, Australiane e noi osservavamo gli allenamenti e nacque la passione, osservando questi nuotatori. L’anno successivo intorno ai 10/11 anni andai ad imparare a nuotare.
Inizialmente avevo una grande paura dell’acqua. Ricordo che eravamo 40 bambini nella vaschetta piccola con l’istruttore, superai la paura dell’acqua. Si nuotava da Giugno a Settembre in quanto la piscina era scoperta e ricordo con piacevolezza il Presidente Avvocato Rubini, il papà di Stefano Simoncelli, erano i nostri Dirigenti e con loro iniziammo a fare agonismo. C’erano problemi all’impianto e ci fu una breve interruzione della disciplina. Nel 1971/1972 iniziai come Istruttore di nuoto, all’inizio presso la picina comunale. Dopo la chiusura della piscina, iniziai presso il Country Club di Vermicino con
Fedele l’Americano e partimmo con la scuola nuoto e formammo una società. Negli anni ’80 organizzammo squadre di nuoto e pallanuoto con il settore sintonizzato. Per divergenze con il gestore andai via ed andai presso un altro impianto dove rimasi per 38 anni, dove ho dato professionalità ed impronta al lavoro, tirando su generazioni di bambini, trasmettendo le mie esperienze e farli ambientare nell’ambiente dell’acqua. Cerco sempre di trasmettere sicurezza ai ragazzi, nel rapporto con l’acqua, così come la passione che ho per il mare e soprattutto per il sub dove mi rilassa. Anche l’esperienza del mare l’ho trasmessa nel lavoro.

Hai allenato anche molti ragazzi disabili. Emozioni nell’allenare questi ragazzi?

Emozioni incredibili, quello che possono dare questi ragazzi ragazzi non lo da nessuno. La nostra esperienza è con i ragazzi del gruppo “l’Isola che c’è” di Monteporzio Catone, abbiamo instaurato un rapporto di amicizia, umano, ti rendi conto che questi ragazzi danno tantissimo e non capisco perchè tante persone guardino i disabili con indifferenza ed invece trasmettono gioia. Il nostro lavoro è pesante e passare un’ora con loro è rilassante, trasmettono una serenità interiore. Ho sempre cercato di trasmettere la serenità anche agli istruttori, mi sono sempre posto in maniera umile e mai come un “capo”. Se un istruttore è sereno  i bambini crescono sereni, i bambini sono anime candide, sono angeli e lavorare con i bambini è il lavoro più bello che si possa fare. Quando ci si rapporta con i bambini si capisce la natura delle persone.

Soddisfazioni?

Moltissime soddifazioni vissute nella disciplina e la cosa più bella è vedere ragazzi che allenavo a loro volta  divenuti genitori e nonni che portano i loro figli o nipotini. Sotto le festività di Natale, una ragazza che allenavo ad oggi ha 40 anni, la quale vive a Londra, mi ha chiamato nella centralissima Piazza San Pietro, abbracciandomi e ricordando gli anni del nuoto. Queste sono le soddisfazioni che mi riempiono di gioia così come vedere ragazzi che allenavo ad oggi divenuti istruttori più bravi di me. Questa passione l’ho trasmessa a mia figlia Beatrice ed al mio genero Giovanni. Mi dedicherò a fare il nonno a tempo pieno.

La Redazione

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