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Il Grande Torino

di snanis

Il Grande Torino per i tifosi e gli italiani del dopoguerra ha significato la voglia di rinascita e di ricostruzione, di un Paese uscito malridotto dal conflitto della Seconda guerra mondiale.L’Italia si riconosceva nei suoi campioni, applaudendoli in tutti gli stadi della penisola.

Era una squadra senza rivali a quei tempi, una delle formazioni più forti mai viste che, negli anni venne ricordata da amici e avversari, come quasi “ineguagliabile”.

L’ultima partita del Grande Torino, la squadra migliore del mondo, si svolse il 3 maggio 1949 allo Stadio Nazionale di Lisbona. La partita finì 4-3 per i portoghesi e il Benfica vinse la “Coppa Olivetti”, trofeo messo a disposizione per l’occasione dagli stabilimenti SIDA, rappresentanti dell’Olivetti in Portogallo.

Al rientro da Lisbona, il 4 maggio 1949, l’aeroplano delle Avio Linee Italiane, per una fitta nebbia che avvolgeva Torino e le colline circostanti, uscì fuori rotta, andandosi a schiantare alle 17,05 contro i muraglioni di sostegno del giardino della Basilica di Superga.

Nell’illustrazione della cartolina possiamo osservare la Basilica di Superga, la lapide, il luogo dove avvenne lo spaventoso disastro, la magica formazione composta da: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar (Martelli), Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola e la data della tragedia 4 maggio 1949. Ancora oggi, leggendo questi nomi, senti emanare una forza che non ha limiti.

Nel tragico urto persero la vita trentuno persone fra calciatori, accompagnatori della squadra, equipaggio e giornalisti.

Il fato salvò la vita a Vittorio Pozzo e al giornalista Nicolò Carosio, celebre voce dello sport, che aveva dovuto rinunciare alla trasferta della squadra, per la cresima del figlio.

A Torino, il giorno dei funerali, per dare l’ultimo saluto agli uomini del Grande Torino, scesero in piazza quasi un milione di persone.

Indro Montanelli, uno dei più grandi giornalisti del Novecento, scrisse: « Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta” ».

Sono passati settant’anni da quel giorno, ma il ricordo di quell’incidente aereo credo sia destinato a rimanere eterno e io non nascondo chequando ho acquistato questa cartolina, ho provato nel mio cuore una profonda emozione, sapendo di avere tra le mani la fotografia di una leggendaria squadra di uomini Invincibili, che mai sarà dimenticata da coloro che amano il calcio e da tutti gli sportivi.

Franco Minchella

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