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Lettera Enrica Ceccacci

di snanis

La mia generazione, quella degli anni ’80, vanta il racconto di quei ricordi, quelli terribili della guerra, perché chi è sopravvissuto ha raccontato. Nei nonni la mente, spesso e volentieri, andava ai ricordi di amici e conoscenti, alle macerie,  ai soldati amici  nemici, alle bombe ed ai fucili imbracciati, alle contraeree e aeree, non fatti letti su un libro o foto in un museo, veri e propri ricordi viventi, lo si vedeva dai loro occhi, le immagini scorrevano ancora vive….!!!

Ecco, io oggi voglio aggiungere a quella lista di nomi e cognomi di chi non ce l’ha fatta, i nomi dei  nonni sopravvissuti, che nel corso degli anni hanno saputo rialzare la testa, rimboccandosi le maniche senza chiedere nulla, loro sono i veri eroi che hanno visto, vissuto e sofferto la morte e la fame, portando le cicatrici delle bombe sulla pelle e nel cuore e poi solo con la dignità, quella di un tempo, coriacea, si sono rialzati, camminando e ricostruendo, crescendo figli e nipoti lungo la strada della vita.

Dignità che oggi a distanza di decenni è stata umiliata, avvilita, annichilita, dimenticata, resa oggetto senza valore da chi avrebbe dovuto tutelare e ringraziare quelle vite,soprattutto perché sono stati proprio loro a farvi sedere su quelle poltrone tanto ambite, nel sogno di una rinascita di un Paese libero e democratico…...  

A distanza di decenni si sono ritrovati a dover lottare e piangere lacrime amare, impotenti, contro un sistema di potere troppo simile a quello che erano riusciti a respingere e reprimere col sangue e lacrime. Fatto sempre dagli stessi schemi.

Lotte che è toccato continuare a noi nipoti, a suon di stampa e articoli di giornale, per fargli avere un minimo di voce e memoria ai lori dolorosi ricordi.

Ricordate i morti ma non vi siete mai ricordati di quei vivi sopravvissuti diventati anziani e che vi hanno elemosinato un parcheggio per gli invalidi, NEGATO per mancanza di requisiti, come se il diabete, il tumore, il cuore che funziona male e le piaghe, le ossa accartocciate di un corpo martoriato dal lavoro e una vita mal vissuta non fossero sufficienti. Far riparare un tetto umido, fatiscente, un’impresa titatica o il semplice riscatto di alloggio NEGATO, la richiesta di un parcheggio per andare in ospedale NEGATO.

Sono questi nonni veri sfollati della guerra da ricordare oggi, persone a cui era stato tolto tutto, che non avevano che un unico desiderio, quello di vivere e crescere i propri figli in pace, in una umile casa senza troppi fronzoli, ma che non avevano più i mezzi e la speranza che era arrivata insieme agli Americani, che gli avevano

portato almeno la pace, una casa finalmente e che per molti si è tramutata nel tempo in una proposta di riscatto, ma voi quella casa fatta di sogni e sacrifici l’avete trasformata da lacrime di gioia in pianto e amarezza, perché negato da un sistema dormiente, incapace di vedere essere umani dietro numeri, graduatorie, requisiti, come se non bastassero i requisiti dolorosi, della fame, della miseria, della umiliazione ancora vivi.

Ma no ci sono gli ” ordinamenti” . Il posto degli invalidi? No non bastano i requisiti. Casa?lettere su lettere per riscatto no, riparare? No. Non ci sono i soldi .no no no infinite volte no su no.   Ecco le risposte. Coltellate ancora più dolorose di quelle vere.

Un tempo erano ordini e dovevi obbedire e sottostare, oggi ordinamenti e devi obbedire e sottostare, trasparente, ci si sente transparenti questa e’ la sensazione oggi, quella di non esistere davanti a un’Autorità a cui non smetti di credere, la tua voce non si sente, non viene piu’ascoltata, di questo si tratta.

Una sensazione di impotenza.

Quindi cosa è cambiato, mi domando, non c’e’ stato rispetto per questi nonni, nè in vita e neanche dopo che sono morti. Perché non avete aspettato un solo minuto in più a cacciare da quelle case figli e nipoti quando anch’essi imploravano, in pieno dolore per la perdita del caro estinto, un po più di tempo, per mettere da parte le loro cose, prive di valore, ma ricche di significato, oggetti di vita vissuta, per ridarvi ciò che avete preteso in fretta, utilizzando metodi inadatti e magari prepotenti, privi di cuore.

Tutto legalmente preteso,   eppure fino ad momento primaloro erano stati precisi con voi , mai una volta avevano sgarrato le regole, ma a voi è lecito pretendere, punto e basta!

Beh, oggi in particolare ringrazio chi è riuscito a dire che a scadenza ciò che rimaneva era da considerarsi immondizia e chi forte di una sedia dietro una scrivania è stato capace di arrogarsi il diritto di umiliare velatamente la vita di questi nonni. ”Noi sappiamo tutto di voi, è inutile che facciate finta di cadere dalle nuvole….”. Frasi forti, perche’, contro gente inerme…..no davvero non servivano, contro la dignità di queste persone, dei pianti di rabbia che si sono fatti e della vita di sacrifici affrontata.

 in particolare voglio ringraziare tutte le persone a cui ci siamo rivolti negli ultimi 20 ANNI che si sono prodigate, spero in buona fede, a non realizzare a non impegnarsi  a non cambiare, a non aspettare, ma anche ad aspettare troppo.

Io ho dovuto ascoltare, ne ho avuto il privilegio,  la loro rabbia e amarezza, delusione e frustrazione, che a volte diventavano pianti, calmarli e supportarli, dicendo di avere pazienza sapendo tutti che non avremmo avuto ancora molto tempo. Adesso sta a voi portare il peso di quelle lacrime poiché se il mio unico rimpianto è non aver gridato più forte o lottato un pochino di più per dargli la giusta voce, posso sempre rimediare adesso urlando al mondo le vostre mancanze. Voi no non potete fare più nulla per rimediare ai torti e le offese fatte. Non avete più modo.

Ricordiamo alcuni di loro insieme:

Luciana posto invalidi negato.. Riscatto casa negato.

Tomasso posto invalidi negato.

Anna pioveva in casa, il tetto riparato dopo svariati mesi grazie alle denuncie su denuncie a suon di stampa.

Elvira casa riassegnata

Flora casa riassegnata.

Amelia casa riassegnata.

E tutti i nonni, conosciuti uno ad uno, il cui sogno era il riscattato della loro casa ma che il tempo e questo sistema non gli ha permesso di veder realizzato.

Come fate ad onorare i morti se non siete stati in grado di valorizzare, rispettare, ascoltare e sostenere chi era ancora vivo.

In tanti anni non un fiore, un caffè, non una parola di ringraziamento o un pochino di tempo in più speso per loro.

Mettete le vostre corone e ricoprite d’oro Frascati,  non cepiù modo per riparare il torto.

Ma io si ci credo ancora, credo in voi tutti, voglio crederci, la speranza, come dicevano i nonni, quella è l’ultima a morire, vi prego datevi da fare per quelli che ci sono, quelli che verranno.

Frascati, 8 Settembre 2021
Enrica Ceccacci

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