Home Approfondimenti Culturali MAURO FIORANELLI: IL CALCIO LO VIVO CON CUORE E PASSIONE

MAURO FIORANELLI: IL CALCIO LO VIVO CON CUORE E PASSIONE

di snanis

La Redazione di Argomenti, ha incontrato Mauro Fioranelli nuovo allenatore del Football Club Frascati. Mauro Fioranelli, vive il calcio con cuore e passione, stimato nell’ambiente dello sport, è pronto per questa nuova avventura con la società guidata da Claudio Laureti e Stefano Lopapa, i quali con grande determinazione hanno creduto sin dall’inizio ad un progetto innovativo.

Come nasce la sua passione per il calcio?

Sin da bambino, ricordo era l’anno 1973 e con mio zio, Vigile del fuoco di Frascati andavo a seguire la Lupa Frascati. In quegli anni nacque la mia passione per il calcio, andavo anche in trasferta con mio zio a vedere le partite e soprattutto la media degli spettattori era molto alta. Negli anni, ho avuto la fortuna di allenare per quattro anni la Juniores e per un anno la Promozione. Ho deciso di ritornare ad un calcio un pò più sereno e tranquillo, dove c’è ancora la voglia di giocare, scherzare e stare insieme agli altri. Molti anni fa, effettuavo la 3° Categoria a Vermicino, un campo di terra e polvere, dopo tanti anni sono ancora in contatto con i componenti di quella squadra.

Come è stato coinvolto nel progetto di Claudio Laureti e Stefano Lopapa del Football Club?

Avevo preso un periodo sabbatico, venivo da un periodo calcisticamente molto intenso e necessitavo di riposo. Incontrai Claudio Laureti, persona che ho stimato sin da subito, gli piace il calcio, il profumo dell’olio canforato, l’aria degli spogliatoi, necessitavo di un calcio più tranquillo, più sereno ed ho accettato di riprendere il percorso calcistico nella città di Frascati e sono veramente contento di questa nuova avventura.

Differenziazione tra il calcio di ieri e quello di oggi. Si sente più vicino al calcio di Zeman, con schemi maniacali o quello più concreto di Claudio Ranieri?

Gli schemi sono importanti, però sino alla promozione serve la capacità di fare un gruppo, trasmettere la voglia di giocare, di non indietreggiare, di contrastare pallone su pallone, credo molto nello spirito di gruppo, dello spogliatoio, della serietà e serenità. A volte negli ambienti, nelle categorie manca la serenità.

Calcio di ieri  e quello di oggi. Il ruolo dei genitori nel vedere le partite dei propri figli.

Giacomo Losi, affermava “vorrei allenare 11 orfani”. Questo non lo dico perché i genitori sono una componente ancora importante. Ho seguito le mie figlie che facevano il nuoto, è uno sport completamente diverso. I genitori cercano di fare il bene dei loro figli, anche se a volte creano problemi all’interno dell’ambiente calcistico, però sono una componente importante.

Ha parlato della polvere del campo, in questo anno sabbatico, ha pensato di lasciare definitivamente il calcio?

Sono sincero ed ho pensato veramente di abbandonare il calcio. Mi sono tolto molte soddisfazioni nel calcio sui Castelli Romani, l’età avanza, gli allenamenti la sera sono pesanti e quindi avevo pensato di lasciare. Poi la passione che mi ha fatto riscoprire Claudio Laureti, parlando di calcio, della frascatanità, della cittadinanza, di ragazzi giovani, mi ha fatto ritornare la passione e riprendere la voglia di allenare.

In queste ore si sta parlando delle vicende Daniele De Rossi/ Francesco Totti e di questi probabili contrasti. Da uomo di sport e di spogliatoio, cosa c’è di vero?

Posso credere a tutto e non credere a niente. Nel calcio ci sono molti aspetti anche emozionali, non mi meraviglierei di nulla in questa baraonda che gira intorno al pallone.

Come allenatore, quante volte è capitato di mediare tra due calciatori con la forte personalità?

Sempre, tutti gli anni, tutte le volte che si da la formazione e devi essere accorto anche con lo sguardo nei confronti del calciatore che va a sedersi in panchina perché ci rimane male. Devi andare vicino e fargli credere che fa sempre parte del progetto. E’ più difficoltoso mettere fuori squadra un bambino che un adulto. In entrambi i casi si vede sempre il nervosismo, il malcontento ed occorre essere bravi a cercare il gruppo, ad integrarli nella prossima partita. Nel momento che si da la formazione, ci sono 11 calciatori che vanno in campo ed altri che sono con l’amaro in bocca perchè siederanno in panchina, perchè durante la settimana si sono allenati e poi non giocheranno. Serve la capacità di creare un gruppo solido, trasmettendo i valori dello sport e del gioco di squadra.

La Redazione

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: