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Scuola e Formazione professionale al tempo del Covid

di snanis

Oggi la redazione di Argomenti incontra Davide Sabatini, frascatano di adozione e direttore del Centro di Formazione Professionale (Cfp) “Teresa Gerini” di Roma.

Con il dottor Sabatini vogliamo approfondire la tematica della scuola in tempo di Covid. Vale a dire come le giovani generazioni e le strutture educative si stanno rapportando con questa emergenza sanitaria.

Prima di tutto le chiediamo una breve presentazione delCentro di Formazione Professionale del quale è direttore.

Il Cfp Teresa Gerini è una grande struttura formativa inserita all’interno dell’Istituto Salesiano omonimo. Si trova nella periferia Est di Roma, sulla via Tiburtina, a poca distanza dal capolinea della metro B Rebibbia e da oltre cinquant’anni offriamo corsi di formazione professionale finanziati dalla Regione Lazio.

Siamo una struttura educativa che si muove nel solco tracciato dal fondatore della congregazione Salesiana, San Giovanni Bosco, e da sempre la mission dei Salesiani è quella di occuparsi dei giovani e della loro crescita umana e culturale. Proprio a Frascati è presente una struttura salesiana storica e prestigiosa come “Villa Sora”, che ospita le scuole medie e i licei. Nel mondo salesiano le attività dei circa sessanta Cfp sparsi su tutto il territorio nazionale sono organizzate dal Centro Nazionale Opere Salesiane.

Quella dei Centri di formazione professionale è una realtà poco conosciuta. Qual è la differenza tra un Istituto tecnico o professionale statale e un Centro di formazione professionale?

I Centri di formazione professionale accolgono i ragazzi che escono dalla terza media e si propongono di preparare i giovani a entrare nel mondo del lavoro con competenza e con dignità. In sintesi, mentre nei percorsi scolastici consueti si mette al primo posto lo studio teorico, nei Centri di formazione professionale è l’aspetto pratico e laboratoriale a farla da padrone. I nostri ragazzi trascorrono oltre 1/3 della loro attività settimanale in laboratori e ambienti attrezzati con tutta la strumentazione e i macchinari inerenti il loro indirizzo professionale: torni e fresatrici per i Meccanici industriali, ponti auto, forno e tintometro per Meccanici Auto e Carrozzieri, postazioni lavaggio per gli Acconciatori, laboratori attrezzati per Elettricisti e Informatici. I corsi hanno una durata triennale con la possibilità di un quarto anno di specializzazione.

Da quanto sopra emerge che nel Cfp Gerini sono presenti diversi indirizzi professionali.

Il Gerini è uno dei centri di formazione più grandi del Centro-sud. Attualmente ospitiamo circa 650 allieve e allievi che frequentano corsi per Elettricista, Informatico, Acconciatore, Meccanico Auto, Meccanico Moto, Carrozziere e Meccanico Industriale. Inoltre abbiamo corsi di specializzazione in Macchine Agricole e Robotica. Siamo stati uno dei primi Cfp ad organizzare un corso per Restauro auto d’epoca e siamo, inoltre, dotati di un attrezzato laboratorio per Serramentisti.

Come è cambiata la vostra attività didattica a seguito del Covid?

Come scuola abbiamo dovuto adeguarci a tutto quello che è stato stabilito dalla normativa anticovid: ingressi separati e differenziati, apposita segnaletica, banchi monoposto, distribuzione di mascherine e gel, sanificazione costante degli ambienti. Ma il problema vero non è stato nell’aspetto organizzativo, per quanto complicato e farraginoso in alcuni aspetti. I ragazzi nella quasi totalità si sono adeguati al rispetto delle norme e si sono dimostrati seri e responsabili.

Come sta funzionando la didattica a distanza?

La scuola prima di tutto è un luogo di incontro, di crescita e di socializzazione. La didattica a distanza, la cosiddetta “DAD”, è una extrema ratio, non la soluzione dei problemi. Mi stupivo quando diversi mesi fa si leggevano commenti molto positivi sulla didattica a distanza intesa come la panacea di tutti i mali.Commenti che provenivano in prevalenza da persone che avevano molto poco a che fare con il mondo giovanile e con la realtà quotidiana delle diverse strutture educative.

I pareri dei pochi esperti che adombravano dubbi e sollevavano eccezioni non trovavano spazio né sulla stampa né in televisione. Oggi per fortuna sembra ci si stia interrogando con maggiore attenzione sui problemi causati dalla DAD.

Quali sono questi problemi secondo la vostra esperienza?

Prima di tutto la DAD ha creato delle vere e proprie discriminazioni di carattere sociale. Come Gerini operiamo in una periferia romana dove esistono grandi problemi di disagio e di povertà economica. Molte famiglie non hanno i computer o altri strumenti idonei da mettere a disposizione dei loro figli. A volte, nello stesso nucleo familiare, tra fratelli e sorelle si è costretti a fare i turni per connettersi con le lezioni. Altri non hanno un loro spazio per studiare e si connettono in cucina o in altri spazi spesso non adeguati. Inoltre molti ragazzi ci hanno detto chiaramente che in casa non avevano i soldi per pagare il Wi-Fi e quindi non potevano seguire le lezioni on line. Altri ancora vivono in luoghi di campagna o isolati dove la rete non arriva proprio.

Quindi la DAD come discrimine sociale.

Questo è evidente, senza ombra di dubbio. Invece di investire milioni di euro in banchi a rotelle inutili e spesso già accantonati sarebbe stato più utile dotare le famiglie dei ragazzi più bisognosi degli adeguati strumenti didattici. Un tablet costa meno di un banco a rotelle ed è mille volte più utile.

Alcuni esperti sottolineano i pericoli insiti nell’isolamento che i ragazzi sono costretti a vivere con le scuole chiuse.

Fermo restando che molti ragazzi sono precisi e puntuali nel seguire le lezioni da casa, al mattino molti genitori hanno visto i propri figli collegarsi con gli insegnanti stando ancora a letto e rispondere presente. Poi scollegarsi o ricollegarsi in base alle necessità più disparate. Questa non è scuola. Con tutta la buona volontà dei tanti insegnanti che si sono dovuti improvvisare dall’oggi al domani esperti di lezioni on line. Non c’è niente di educativo nel vedere ragazzi che ciondolano in casa in pigiama tutto il giorno. Isolati dal loro gruppo classe e dai propri amici, senza confrontarsi e senza scambiarsi un parere, un’opinione, una frase scherzosa. Abbiamo confinato le loro emozioni nei social e nei telefonini. Con tutti i rischi del caso e con un carico di aggressività sempre più difficile da reprimere. Ragazzi che non riescono più a relazionarsi con i loro coetanei e che spesso hanno anche paura ad uscire di casa. Spesso per colpa anche di genitori terrorizzati che preferiscono tenerli chiusi in casa a causa del virus. Diverse mamme hanno telefonato a scuola dicendo chiaramente che non avrebbero più mandato il figlio a scuola fino al termine della pandemia. Questo non è un atteggiamento educativo.

A oggi al Gerini svolgete le lezioni solo in modalità on line?

Per fortuna no. Adeguandoci a quanto previsto dalla normativa vigente, ogni settimana i vari corsi svolgono in presenza le lezioni di pratica professionale. Le lezioni di Italiano, Inglese, Matematica e delle altre materie teoriche sono invece on line.

D’altra parte un Meccanico, un Elettricista o un Acconciatore deve esercitarsi in laboratori attrezzati per potere acquisire le necessarie competenze professionali. Per i ragazzi venire al Gerini è molto importante. Stanno insieme, imparano divertendosi, socializzano, rafforzano il rapporto con i compagni e con gli insegnanti. In qualche modo tornano a vivere la loro vita in un ambiente sicuro quale è quello della scuola.

Mi chiedo. Ma questi ragazzi non stanno meglio a scuola, in ambienti a norma, controllati e sicuri, piuttosto che da soli a casa o peggio ancora per strada in quartieri difficili e pieni di insidie? Lascio ai lettori la risposta.

Una domanda d’obbligo sul suo rapporto con Frascati e sulla situazione delle scuole locali.

Ho la fortuna di vivere ai Castelli sin da ragazzo e con Frascati e Monteporzio ho un rapporto profondo fatto di relazioni, di esperienze umane e anche sportive che mi hanno dato tanto. I miei figli più grandi hanno frequentato le scuole locali partendo dal nido fino alle superiori, sempre con grande soddisfazione e trovando insegnanti davvero bravi e preparati. La più piccola frequenta l’Istituto Buonarroti, una scuola molto attrezzata e ben organizzata. So per certo che i dirigenti scolastici stanno facendo del loro meglio in condizioni davvero complicate, in un contesto nel quale spesso sono arrivate comunicazioni confuse e contraddittorie. Certamente le famiglie devono collaborare in modo adeguato, seguendo le indicazioni delle scuole e responsabilizzando i propri figli.

Non possiamo che augurarci un pronto rientro alla normalità.

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