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Crisi in Medioriente

di snanis

Inapplicabile. Sarebbe questo l’esito cui andrebbe incontro la teoria dei “Corsi e Ricorsi Storici” postulata da Gianbattista Vico, ove si tentasse di trasporla alla crisi in Medioriente. La teoria “Vichiana”, nel caso,  viene sconfitta dalla Storia, dalla Geografia, dall’Economia. Il colonialismo in Medioriente non ha mai avuto soluzione di continuità. E’ del 16 Maggio del 1916 l’accordo “Sykes-Picot”; un patto riservato con cui furono definite le sfere di influenza sull’Asia Minore a vantaggio di Inghilterra, Francia, Russia. Sempre loro. Il conflitto bellico mondiale in atto fu il proscenio perfetto. Nell’immediato fu impedito all’Impero Austro-Ungarico di estendere il proprio dominio. Strategicamente furono poste le basi per garantire, ai colonizzatori, l’approvvigionamento petrolifero. Le aree di influenza vennero tracciate sommariamente, senza tener conto delle diversità etniche e religiose delle popolazioni presenti.

Le fondamenta criminogene per i successivi conflitti erano state poste. Ricordiamo: Iran-Iraq, Iraq-Kuwait, Russia Afghanistan, lo sterminio dei Curdi in Iraq. Evoluzione disastrosa della primavera araba, la crisi siriana esplode in concomitanza con il raddoppio del Canale di Suez per merito del Presidente egiziano Al-Sisi (2015). Circostanza non casuale. Tale opera, garantendo il moltiplicarsi delle royalties per il passaggio delle petroliere, sancisce la posizione egemonica dell’Egitto. La Siria è l’unico Paese del patto Sykes-Picot ad affacciarsi sul Mediterraneo. E’ intuibile che la costruzione di un oleodotto che la attraversi, sino al “Mare Nostrum”, garantirebbe il risparmio dei diritti di passaggio che le compagnie petrolifere debbono riconoscere all’Egitto; tagliando fuori quest’ultimo dal ruolo strategico nello scacchiere mediorientale. Non ricordo altri eventi bellici “interni” ad un Paese che abbia visto partecipi così tante figure in campo come in Siria. Inghilterra, Francia, Russia, Turchia, USA. Sempre loro.

David Roberts

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